Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo 2015-2019

Art. 7 del disegno di legge di stabilità 2015

Il disegno di legge di stabilità 2015 ridefinisce il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, modificandone, in particolare, la misura, la decorrenza, la platea dei beneficiari, nonché prevedendo una maggiorazione premiale dello stesso per alcune spese.
Il disegno di legge è all’esame del Parlamento e sarà approvato entro l’anno.

  1. Beneficiari del credito di imposta
    Tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato.
  2. Attività oggetto del credito di imposta
    Sono ammissibili al credito d’imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:
    a) lavori sperimentali o teorici svolti aventi quale principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette;
    b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);
    c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l’elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;
    d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.
  3. Attività escluse dal credito di imposta
    Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.
  4. Spese ammissibili per determinare il credito di imposta
    Sono ammissibili le spese incrementali sostenute rispetto alla media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo realizzati dall’impresa nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.
    Per le imprese in attività da meno di tre periodi di imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare per il calcolo della spesa incrementale è quella risultante dagli investimenti realizzati dal periodo decorrente dalla costituzione delle stesse.
    Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili le spese relative a:
    a) personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, come da classificazione Unesco Isced (International Standard Classification of Education) o di cui all’allegato 1 del disegno di legge;
    b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con decreto del Ministro delle finanze del 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e comunque, con un costo unitario non inferiore a 2 mila euro, al netto di IVA;
    c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca ed organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative, di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
    d) competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale anche acquisite da fonti esterne.
    Sono ammissibili anche le spese sostenute dalle imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale per l’attività di certificazione contabile richiesta dal provvedimento, entro il limite massimo di euro 5 mila.
  5. Periodo di ammissibilità
    Sono ammissibili le spese sostenute a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.
  6.  Misura ordinaria del credito di imposta
    Il credito di imposta è pari al 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in ricerca e sviluppo realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.
  7. Misura premiale del credito di imposta
    Per le spese relative a personale altamente qualificato e ai contratti di ricerca [lettere a) e c) del precedente punto n. 4], il credito di imposta spetta nella misura del 50% delle medesime.
  8. Limiti
    Il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di euro 5 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a euro 30 mila.
  9.  Certificazioni delle spese sostenute ai fini dei controlli ex post
    I controlli sulla regolare fruizione del credito di imposta saranno svolti sulla base della apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro della revisione legale, che deve essere allegata al bilancio.
    Anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale sono comunque tenute ad avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti, ma è loro consentito di poter considerare le spese all’uopo sostenute, entro il limite massimo di euro 5 mila, tra quelle ammissibili ai fini della determinazione del credito d’imposta.
    Le imprese con bilancio certificato sono esentate da questi obblighi.
  10. Cumulabilità
    Il credito di imposta, così concepito, sembra non essere un aiuto di Stato alle imprese e, pertanto, potrebbe risultare cumulabile con altre agevolazioni nazionali e/o unionali.