SMART AGRIFOOD MEET 2017

futuro dell'agroalimentare

In base ai dati degli ultimi censimenti dell’agricoltura e dell’industria, in provincia di Padova sono circa 10.000 (oltre il 20% del totale regionale) le imprese riconducibili alla filiera agroalimentare, le quali offrono lavoro a circa 30.000 persone (pari all’11% del totale regionale).

Si tratta di 5.000 imprese agricole, circa 1.000 industrie agroalimentari, ma anche di 100 imprese che operano nel comparto della meccanica agricola, di oltre 500 commercianti all’ingrosso e oltre 1.300 commercianti al dettaglio di prodotti alimentari, nonché di 270 industrie del packaging e 700 imprese che lavorano il legno.

A questa ampia e composita platea di imprese della filiera “Agrifood” è dedicato un importante programma di sensibilizzazione e animazione promosso dalla Camera di Commercio di Padova, che ha l’obiettivo di promuovere innovazioni di processo e di prodotto attraverso l’incontro tra imprese della filiera agroalimentare e la creazione di reti ed aggregazioni innovative tra esse.

I 3 workshop sul futuro dell’agroalimentare

Il programma di animazione inizierà con 3 workshop dedicati ai principali trend tecnologici del settore agroalimentare, lungo le tre traiettorie di sviluppo individuate dalle Strategie di specializzazione intelligente nazionale e regionale: alimentazione e salute; agricoltura di precisione e, infine, tracciabilità e sicurezza delle produzioni agroalimentari.

I workshop saranno condotti dai più importanti esperti italiani: la prof.ssa Patrizia Brigidi, dell’Università di Bologna, sulla valenza nutraceutica dei prodotti agroalimentari; il prof. Luigi Sartori, dell’Università di Padova, sulle nuove tecnologie di precision farming; infine, il dott. Massimo Iannetta, responsabile della divisione Biotecnologie e Agroindustria dell’ENEA, sulla sicurezza e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari.

Ad ogni workshop saranno presentate anche le esperienze di imprese della filiera “Agrifood” che stanno sperimentando importanti innovazioni e nuove e avanzate forme di collaborazione.

I workshop inizieranno alle ore 17.00.

qui la loncandina degli eventi

L’ingresso è libero ma i posti sono limitati.

ECONOMIA CIRCOLARE IN EUROPA: UN USO EFFICIENTE DELLE RISORSE.

Potrebbe portare entro il 2030 a risparmiare 630 miliardi di euro e ad una riduzione delle materie prime tra il 17 e il 24%.

Se ne è parlato ieri a Cremona in occasione di BioEnergy Italy, in programma fino al 27 febbraio: un vero e proprio laboratorio per analizzare le potenzialità legate alla bioeconomia.

Entro il 2020 i rifiuti saranno gestiti come una risorsa. La tabella di marcia che l’Europa si è data per lo sviluppo dell’Economia Circolare è ambiziosa. E l’Europa è l’unico continente al mondo – come ha sottolineato Ruggero Targhetta, presidente Euris, intervenuto al convegno in programma a Bioenergy Italy (CremonaFiere 25-27 febbraio) “Economia circolare applicata all’impresa agricola” – impegnato nella realizzazione di una vera e propria sfida, quella di preservare il valore aggiunto dei prodotti il più a lungo possibile, eliminando virtualmente i rifiuti.

Un progetto in cui il settore agrozootecnico si inserisce con un ruolo da vero protagonista. Una provincia con una vocazione agricola così spiccata come quella di Cremona, dove comunque esistono altre rilevanti realtà industriali, ha saputo cogliere immediatamente l’importanza di questo tema e grazie alla lungimiranza di alcuni imprenditori, prima fra tutti Susanna Larocca, ha dato vita a Rete d’impresa Cremona 2050, al cui interno si contano 20 aziende consorziate (11 industriali e 9 agricole) impegnate a sviluppare progetti innovativi finalizzati allo sviluppo della cosiddetta Economia Circolare.

Il mondo industriale e quello agricolo posso lavorare insieme per lo sviluppo dell’Economia circolare, favorendo più reddito e occupazione

“Esistono numeri che da soli fanno capire l’importanza di questo tema – ha spiegato nel suo intervento Larocca. Infatti, è stato calcolato che un uso efficiente delle risorse, da qui al 2030, può portare a livello europeo ad una riduzione delle materie prime compresa tra il 17 e il 24%, con un risparmio di circa 630 miliardi di euro e la creazione di non meno 180mila posti di lavoro. Si fa presto a capire che l’Economia circolare, inserita nel più ampio concetto di Bioeconomia, potrebbe dare un grosso impulso all’economia europea per uscire dall’attuale situazione di stallo in cui si trova”. Riuso degli scarti agricoli allora, lotta agli sprechi alimentari, che secondo i dati forniti da Susanna Larocca in Europa, ogni anno, ammontano a 90 milioni di tonnellate, pari a 180kg/procapite, ma anche risparmio sui fertilizzanti chimici, aumento della produttività, del reddito agricolo e dell’energia pulita, e riduzione delle emissioni di gas serra e dell’impatto ambientale.

Emblematico a questo riguardo il progetto presentato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura di Porcellasco (Cremona) che ha già superato positivamente la prima valutazione europea. “Pur non potendo illustrarlo nei dettagli perché a Bruxelles l’analisi non è ancora terminata – ha spiegato Giacomo Pirlo del Cra – posso sottolineare gli obiettivi di questo lavoro: ottimizzazione della digestione anaerobica dello stocco di mais attraverso un pretrattamento e spandimento del digestato sfruttando l’agricoltura di precisione. Un processo da cui contiamo di ottenere buoni risultati in termini di minor uso di concimi, minore acidificazione ed eutrofizzazione, minori emissioni gassose e miglioramento del reddito aziendale”.

L’Europa mette a disposizione degli Stati membri un ingente dotazione finanziaria per la realizzazione di progetti innovativi

Imponenti le risorse messe a disposizione dall’Europa per lo sviluppo dell’Economia circolare. “Per l’Italia sono disponibili 44 miliardi di euro – ha affermato Ruggero Targhetta – a cui se ne aggiungono 20 di cofinanziamenti. Quindi la Bioeconomia, l’Economia circolare, non è un problema di risorse bensì di idee, di progetti, di iniziative che vanno elaborate per inserirsi nelle 3 linee di intervento previste dal programma europeo che riguardano le strategie per far emergere questo settore: progettazione e innovazione al servizio dell’Economia circolare e sblocco degli investimenti attraverso nuovi strumenti finanziari”. Il pacchetto legislativo esistente in materia di rifiuti è peraltro chiaro e prevede che da qui al 2030 i rifiuti urbani diminuiscano del 70%, così come gli imballaggi riciclati arrivino a una percentuale non inferiore all’80%, mentre non dovranno più andare in discarica i rifiuti riciclabili e quelli alimentari dovranno ridursi del 30% entro il 2025.